NOMADLAND: Miglior Film e Miglior Regia

  • In sala da giovedì 29 aprile

"Ogni giorno in America, il Paese più ricco del mondo, sempre più persone si trovano a dover scegliere tra pagare l’affitto e mettere il cibo in tavola. Di fronte a questo dilemma impossibile, molti decidono di abbandonare la vita sedentaria per mettersi in viaggio. In un mondo in cui basta un ricovero in ospedale al momento sbagliato per mandare in fumo i risparmi di una vita, in cui la previdenza sociale è praticamente inesistente e il peso dei debiti spinge molti alla disperazione, donne e uomini in età da pensione hanno iniziato a migrare da un lato all’altro del Paese attraverso i mezzi di trasporto più vari, tra un lavoro precario e l’altro."

Così Edizioni Clichy presenta il libro di Jessica Bruder da cui è tratto lo splendido Nomadland di Chloe Zhao, vincitore prima del Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, ora dei premi Oscar al Miglior Film, alla Miglior Regia e alla Miglior Attrice Protagonista (Frances Mc Donald). 

Il film segue le vicende di Fern, un personaggio di finzione in movimento in un microcosmo reale, fatto di magazzini Amazon, roulotte e lavoratori stagionali alla ricerca di un'occupazione il più duratura possibile. Anime in viaggio, quelle dei lavoratori nomadi, destinate a incrociare i propri percorsi e ad aiutarsi l'un l'altro con spirito puro e con una solidarietà ormai rara nella società individualista a cui siamo abituati. 

Per indagare il loro mondo e comprenderne le meccaniche più profonde, la regista statunitense di origini cinesi che ha diretto, co-prodotto e montato il film, ha allestito un van e guidato per settimane attraverso Arizona, Nebraska, Nevada, California e South Dakota, raccogliendo testimonianze e incontrando alcuni dei lavoratori stagionali nomadi descritti da Jessica Bruder. Molti dei personaggi secondari del film, infatti, sono veri nomadi, coinvolti da Zhao e Frances McDormand - co-produttrice del film. La stessa McDorman, per entrare nei panni di Fran, ha lavorato insieme ai dipendenti di un centro di distribuzione Amazon, in una coltivazione di barbabietole da zucchero e nel bar di un'attrazione per turisti: “Nella maggior parte dei casi,  nessuno mi riconosceva e tutti pensavano che fossi una dipendente come tutti gli altri. Ovviamente, non ho lavorato per tutte le ore richieste da questi mestieri. Ma abbiamo cercato di comunicare l’impressione di un lavoro reale e delle sue conseguenze: le sfide fisiche e l disagio vissuti da una persona più anziana, ma anche la gioia di lavorar e e vivere in mezzo alla natura come camp host in un parco nazionale, la sensazione di avere uno scopo e il guadagno disponibile grazie a questi lavori".

Sono proprio i paesaggi mozzafiato dell'entroterra statunitense, catturati dalla fotografia di Joshua James Richards, e la bellezza della wilderness attraversata quotidianamente dai lavoratori nomadi, la ragione per cui è imperdibile l'occasione di vedere Nomadland sul grande schermo.

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