Il cinema di KIM KI DUK su #iorestoinSALA

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Tra i grandi protagonisti del cinema orientale contemporaneo, Kim Ki Duk è stata forse tra le figure più controverse e sorprendenti note anche al pubblico occidentale. Senza una vera e propria formazione in campo cinematografico, è stato spesso definito "autodidatta" rispetto ai più accademici compatrioti Park Chan-wook e Bong Joon-ho, da cui si differenzia anche in termini di consenso e popolarità in Corea del Sud. La mancanza di supporto in patria, tuttavia, è stata compensata da ampi apprezzamenti in Europa, dove il suo cinema fortemente corporeo, silenzioso e fin allegorico ha stregato critica e pubblico. 

#iorestoinSALA si arricchisce di sei nuovi e imperdibili capolavori, con l’arrivo in esclusiva streaming da giovedì 22 aprile di un incredibile pacchetto dedicato a Kim Ki-duk. Un omaggio - curato dal Far East Film Festival di Udine - che comprende alcuni dei film più amati e conosciuti del grande regista sudcoreano, fruibili nella loro versione originale (con sottotitoli in italiano):

L'ISOLA (2000): Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di VeneziaOltre a vendere esche, cibo e attrezzature in una riserva di pesca sulla costa coreana, di tanto in tanto la silenziosa Hee-Ji concede il suo corpo (come le altre giovani prostitute della zona) a clienti e turisti. Almeno finché non incontra Hyun-Shik, che sta cercando di sfuggire alla polizia dopo aver ucciso la fidanzata ed è ormai persuaso a suicidarsi: lei se ne innamora e gli offre aiuto, e da quel giorno niente sarà più lo stesso.

PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO... E ANCORA PRIMAVERA (2003): Presentato in concorso al Festival di Locarno. In un piccolo monastero isolato, un bambino apprende dal suo maestro la dottrina buddhista. Dopo anni di apprendimento, l'allievo sperimenta l'amore e fugge dal tempio, abbandonando gli insegnamenti del maestro ed esponendosi ai pericoli del mondo.

LA SAMARITANA (2004): Orso d'argento per il miglior regista al Festival di BerlinoYeo-Jin è una ragazza non ancora ventenne che vive con suo padre, un poliziotto rimasto vedovo. Insieme alla sua migliore amica, Jae-Young, organizza un giro di prostituzione via internet in cui Jae-Young intrattiene gli uomini e Yeo-Jin controlla e tiene i contatti. Quando la sua amica si innamora di uno dei clienti, Yeo-Jin si infuria e l'equilibrio tra le due donne si spezza con tragiche conseguenze.

FERRO 3 (2004): Leone d'argento - Premio speciale per la regia alla 61ª Mostra di VeneziaTae-Suk è un ragazzo che ha la strana abitudine di entrare nelle case momentaneamente disabitate e comportarsi come se ne fosse il padrone, lavando i panni sporchi dei proprietari e persino aggiustandone gli oggetti rotti o guasti. In una delle case in cui si introduce viene sorpreso da Sun-Hwa, una giovane donna che poi si apprenderà essere vittima di un marito violento.

L'ARCO (2005): Un Certain Regard al 58º Festival di Cannes. A bordo di una vecchia nave da pesca sperduta nel mare, un anziano pescatore sta crescendo una ragazza da dieci anni, dopo averla accolta all'età di sei, ed è deciso a sposarla il giorno del suo diciassettesimo compleanno; dal giorno in cui è salita, la ragazza non è più scesa dalla barca.

ARIRANG (2011): Un Certain Regard al 64º Festival di Cannes. Nel 2008 sul set di _Dream_, il regista Kim Ki-duk assiste impotente a un incidente che quasi provoca la morte di un’attrice. L’evento lo segna profondamente e lo spinge di rifugiarsi in una casa abbandonata dove conduce una vita senza agi, a contatto con la natura. Un'opera autobiografica, girata sotto forma di diario con una telecamera digitale, che segna il ritorno di Kim Ki-duk dopo tre anni di profonda crisi personale e professionale.

IL PROGIONIERO COREANO (2016): Ultimo film di Kim Ki Duk, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2016. Nam Chul-woo è un pescatore nordcoreano che vive felicemente con la moglie e la figlia in un villaggio al confine con la Corea del Sud. Un giorno la sua rete da pesca si impiglia nel motore della barca e la corrente trascina Nam verso la Corea del Sud. Una volta sconfinato in Corea del Sud, Nam viene catturato dalle autorità sudcoreane poiché sospettato di essere una spia. In Corea del Sud, Nam subisce una serie incessante di interrogatori e di torture, ma la fedeltà al regime nordcoreano e il forte desiderio di riabbracciare la famiglia aiutano Nam a resistere.

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