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CINEMA APOLLO
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Prosegue il ciclo di LEZIONI DI CINEMA con MARCO BELLOCCHIO giovedì 20 aprile all'Anteo spazioCinema


In occasione dell'uscita del suo ultimo film "Il regista di matrimoni" che sarà nelle sale a partire da venerdì 21, Marco Bellocchio incontrerà il pubblico di Anteo spazioCinema giovedì 20 aprile alle ore 17.00 per una Lezione di Cinema.


L'ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al numero 0243912769, interno 3.

Le prenotazioni si raccolgono dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00, fino ad esaurimento posti.




Vita e carriera di Marco Bellocchio (Piacenza, 9 novembre 1939) sono caratterizzati dalla riflessione sui due poli che hanno contraddistinto la vita italiana dal secondo dopoguerra: cattolicesimo e comunismo. Cresciuto in un ambiente marcatamente cattolico, nel 1959 abbandona gli studi universitari di filosofia per dedicarsi completamente al cinema. Il suo esordio cinematografico, al centro di forti polemiche, avviene nel 1965 con “I pugni in tasca”  duro attacco, dai toni grotteschi, di uno dei valori cardini della società borghese: la famiglia. Bellocchio diventa rapidamente un’icona della sinistra italiana ma già da fine anni ’60, con "La Cina è vicina" (1967) quest’immagine si incrina. Al duro attacco all’ipocrisia dei valori borghesi si affianca la denuncia della passività, del trasformismo, della sterilità di tanta parte della sinistra italiana.
Nel 1972, con "Nel nome del padre", alla denuncia degli schemi di potere si affianca il tentativo di penetrare le strutture del potere e il loro rapporto coercitivo con l’individuo. Due temi di stretta attualità vengono affrontati nel 1975 con "Matti da slegare", indagine impietosa sui manicomi e analisi delle cause della malattia mentale, di cui si mette in luce il legame di derivazione dall’organizzazione sociale e nel 1976 con "Marcia trionfale", indagine sulla vita militare. Nel 1977 "Il gabbiano", tratto dall’omonimo dramma teatrale di Checov, segna l’inizio di una nuova stagione della produzione cinematografica del regista. Il confronto con le grandi opere della letteratura resterà una costante: è del 1984 "Enrico IV" e del 1997 "Il principe di Homburg", tratto da Heinrich von Kleist. Altro segno distintivo di questa fase è l’accentuarsi della ricerca interiore che non perderà assolutamente il legame con la realtà e con le scelte della vita quotidiana e politica: "Salto nel vuoto " (1980),  "Gli occhi, la bocca" (1982), "Diavolo in corpo" (1986), "La visione del sabba" (1988).
Dall’inizio degli anni ’90 cresce l’interesse di Bellocchio per il mondo della psichiatria e della psicologia e realizza "La condanna" nel 1991, "Il sogno della farfalla" nel 1994.
Con l’inizio del nuovo millennio, torna ad essere al centro di grandi polemiche: nel 2001 con "L’ora di religione", che si avvale della magistrale interpretazione di Sergio Castellitto, nei panni di un pittore ateo, dal passato comunista, che si trova a vivere un confronto con la chiesa e con la religione di dimensioni kafkiane davanti all’improvvisa notizia del processo di beatificazione della madre e di fronte alla scelta del figlio di frequentare a scuola l’ora di religione.
Nel 2003 esce "Buongiorno notte", ricostruzione in chiave introspettiva del rapimento di Aldo Moro. L'ultimo lavoro di Bellocchio è  "Il regista di matrimoni" (2005) con  Sergio Castellitto e Donatella Finocchiaro.

IL REGISTA DI MATRIMONI
Regia:  MARCO  BELLOCCHIO
Anno:  2005
Origine: ITALIA, FRANCIA
Produzione:  MARCO BELLOCCHIO E SERGIO PELONE PER FILM ALBATROS, RAI CINEMA, DANIA FILM, IMMAGINE & CINEMA, CON IL SOSTEGNO DEL MIBAC
Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2006)
Interpreti:SERGIO  CASTELLITTO, DONATELLA  FINOCCHIARO, SAMI  FREY, GIANNI  CAVINA, MAURIZIO DONADONI, BRUNO  CARIELLO   
Sceneggiatura: MARCO  BELLOCCHIO
Fotografia: PASQUALE  MARI
Musiche:  RICCARDO  GIAGNI
Montaggio:  FRANCESCA  CALVELLI

SINOSSI
Franco Elica (Sergio Castellitto) è un regista entrato in crisi a causa delle continue delusioni professionali e del matrimonio tra la figlia e un fervente cattolico. Decide di fuggire in Sicilia dove incontrerà un uomo che gira filmini di matrimoni e un altro regista che fa credere a tutti di essere morto per avere quel riconoscimento che non ha mai avuto in vita.
Dopo L’ora di religione, Castellitto torna a lavorare con Marco Bellocchio per raccontare la crisi di un artista, simbolo della crisi della società in cui vive.












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