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CINEMA APOLLO
Platea SRL P.I. 03939990960

Cannes e dintorni - La notte dei Filmaker milanesi


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Sabato 17 giugno a partire dalle ore 22.30 presso Apollo spazioCinema si terrà una no-stop cinematografica delle opere dei filmaker milanesi.

Al mattino cappuccino e brioches per tutti.

Ingresso per i non abbonati € 2,00.


Disco inverno
di Andrea Caccia (anteprima per Milano), 17’
con Susanna Abbruzzi, Filippo Bruno, Fabrizio D’Agostino, Alex Ferraina, Valentina Romito, Celeste Sorrenti
Cormano. Sera. Tre ragazzi di 18 anni girano per le strade della città in cerca di qualcosa da fare. È venerdì e il tempo sembra essersi fermato. Fumano, mangiano, devono e si preparano alla “solita” serata di divertimento. La meta è una delle tante discoteche intorno alla grande metropoli che tutti e tre odiano. Non parlano molto, ma hanno uno scopo in comune: trovare qualcosa con cui “cibare” la propria esistenza.
Come prima
di Mirko Locatelli – Italia, 2004, 59’
con Fabio Matteo Chiovini, Giuseppe Cederna, Mattia DeGasperis, Antonio Pisu, Adele Castiglioni, Matteo Sacco, Lorenzo Pedrotti, Agata Fabiano, Andrea Belletti
Andrea ha 17 anni, vive a Milano in un quartiere popolare e a causa di un incidente in motorino è diventato tetraplegico. Dopo un periodo trascorso in ospedale il ragazzo torna a casa, dove riscopre gli ambienti che gli erano familiari: il suo quartiere, la sua stanza… Quel locale che prima era il suo rifugio da adolescente, ora sembra quasi una prigione. Tutto gli sembra cambiato, ostile, diverso. Azioni che prima dell’incidente erano banali e neppure degne di nota come bere un bicchiere d’acqua, coricarsi a letto, lavarsi, sono ora impossibili senza un aiuto. Il regista riprende pudicamente ma senza edulcorare tutti i momenti più delicati. Le persone che gli stanno vicine sono attente e affettuose e concentrano i loro sforzi per far sì che tutto sembri uguale, come prima. Ma non lo è. Inizia per Andrea e per chi gli sta intorno il periodo più difficile, quello dell’accettazione dei limiti e della ricostruzione da una nuova prospettiva dei rapporti con il mondo e con se stesso. Chi non riesce a farsi una ragione di quanto è successo è il padre di Andrea, che dopo l’incidente si è finalmente riavvicinato al figlio. Il film si chiude con il ragazzo impegnato ad aprire un pacchetto senza l’aiuto di nessuno. Il pacchetto è in primo piano e lo spettatore non vedrà cosa contiene: un momento emblematico e giustamente misterioso conclude il film ma prolunga nel tempo l’effetto della storia.
Come prima
Il grande fardello
di Marianna Schivardi e Simone Pera - Italia, 2004, 53’
con Antonio Ammattatelli, Massimo Barilli, Ramzi Bouhali, Giuseppe Calogero, Michele Mennoia, Luca Negri, Alberto Orlandini, Saikou Touray
La fiction di un reality show per documentare la vita dentro al carcere di San Vittore. Questo film è stato prodotto dai detenuti studenti di un corso di editing digitale, tenutosi dentro al carcere di San Vittore, che, con i loro insegnati di montaggio e ripresa video, hanno giocato a ricreare il format del “Grande Fratello”, ribaltandone i contenuti: l’obiettivo dei partecipanti è infatti convincere il pubblico a votarli per farli uscire il prima possibile.
I pesi di Pippo
di Federico Rizzo – Italia, 2002, 65’
Sette giorni nella vita di Pippo, un giovane body builder rovinato da un recente passato di anabolizzanti. Il film, liberamente tratto da una storia vera indaga, in chiave black comedy, sull'ambiente dei buttafuori e delle palestre. Pippo passa le sue giornate tra il bagno, dove sconta in interminabili sedute il suo passato, la palestra, dove non muoiono ancora i suoi sogni di culturista e una malfamata agenzia di ex body builder dove di volta in volta si guadagna la giornata. Un giorno Pippo viene trascinato dagli amici a commettere un "party a sfascio", ultima moda milanese, introdursi in lussuose feste e spaccare tutto, qui conosce la festeggiata che ignara di tutto lo cerca il giorno seguente. Tra i due nasce una storia che Pippo porta avanti fino al suo rocambolesco smascheramento in forma di "pochade". "Quando ti svuotano la casa è un po’ come se ti svuotassero il corpo". Pippo è vittima e carnefice allo stesso tempo.
Macondo a Milano
di Michele Sordillo – Italia, 2005, 43’
1977: Milano è la città dei movimenti studenteschi, di Lotta Continua, degli scioperi e delle “canne”, dei volantini, dei collettivi, dei maglioni di lana e dei capelli lunghi, delle riunioni interminabili e degli scontri con la polizia. È una città in cui i gruppi giovanili cercano spazi e luoghi da fare propri con l’entusiasmo di chi ha qualcosa in cui credere, con l’energia straordinaria di chi pensa di avere qualcosa da dire, idee da discutere, cose da fare e ideali da difendere. Nell’autunno del 1977, un gruppo di trentenni provenienti da varie parti d’Italia si appropria di uno stabile disabitato e lo trasforma in un locale alternativo chiamato “Macondo” in onore del paese immaginario di Cent’anni di solitudine. All’inaugurazione ci sono tutti: gli abitanti del quartiere e gli studenti, la redazione di «Vogue» e quella di «Lotta Continua», gli intellettuali e gli operai, i centri sociali e i “borghesi” . “Macondo” – con la sua libreria, il suo spaccio di vestiti usati, le mostre e le feste, gli spazi liberi da utilizzare in mille modi diversi - diventa il punto di riferimento della vita culturale, prima che politica, di una generazione che non voleva smettere di credere che anche a Milano fosse possibile l’aggregazione fantasiosa e anarchica. Ma è il sogno di un attimo: nel mese di febbraio del 1978 la polizia irrompe nel locale, pone i sigilli alle porte e arresta i soci della cooperativa che lo gestisce. Segue un processo con accuse pesantissime tra cui quella di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga. Michele Sordillo va alla ricerca dei quattro soci fondatori e si fa raccontare la storia di “Macondo” ripercorrendola dall’inizio alla fine: monta le interviste ai protagonisti di quegli eventi con materiale d’archivio (super8 amatoriali, scatti in bianco e nero) e attraverso le vicissitudini di “Macondo” ricompone la fotografia sbiadita di una città che non c’è più. Alla fine degli anni settanta Milano è già pronta a ricomporre nei ranghi dei partiti ogni movimento alternativo e a soffocare ogni tentativo di ribellione. Qualche giorno dopo la chiusura del processo – risolto con una lieve condanna per gli imputati – Moro viene rapito. Ed è la fine di una storia e l’inizio di un’altra.
Santa Marta Social Club
di Marco Maroni – Italia, 2005, 33’
Santa Marta Social Club è un film sulla straordinaria stagione del rock milanese degli anni ’70. Attraverso la storia e la musica di artisti e gruppi come gli Area, la Pfm, gli Stormy Six, Gianfranco Manfredi, Alberto Camerini, si racconta un periodo nel quale coesistevano l'impegno e la sperimentazione di nuovi stili, linguaggi, atteggiamenti. Il documentario, cercando di evitare una prospettiva nostalgica, è costruito attorno alle interviste ai musicisti soffermandosi sulla vicenda personale degli artisti e sul loro rapporto con l'oggi. Il titolo Santa Marta Social Club fa riferimento al centro sociale di via Santa Marta, scuola popolare di musica attiva nella seconda metà degli anni ’70, punto d'incontro di buona parte dei musicisti rock e “progressive” che calcavano la scena milanese di quegli anni.
La Cena di Emmaus
Josè Corvaglia – Italia, 2005, 10’
Nascondersi è un gioco bellissimo, eccitante, adrenalinico. Qualcuno fa la conta con la fronte appoggiata a un muro e gli altri bambini corrono a nascondersi. Col fiato in gola, il cuore che batte, le mani sudate. Mattia, 10 anni, sta cenando con i propri genitori ma non vede l’ora di uscire, incontrare gli amici e andare a giocare. Mentre cerca un posto buono per nascondersi tra gli scaffali di un supermercato, il bambino viene sorpreso da un commesso che lo trascina nel magazzino. Ma dietro la porta, sul retro del locale, premono forze oscure e minacciose, c’è qualcosa di orribile che irrompe nella vita del ragazzo: c’è un bosco e uccelli insanguinati, uomini armati e vestiti di nero, ci sono rami taglienti, luoghi sconosciuti e paura dappertutto. Il nascondersi non è più un gioco. Mattia è precipitato nella dimensione quotidiana di migliaia di bambini che, in ogni parte del mondo, ogni giorno scappano per salvarsi la vita e sottrarsi alla realtà della guerra. Josè Corvaglia racconta la realtà del gioco e quella della guerra aiutandosi con disegni coloratissimi e i particolari di alcuni quadri del Caravaggio: in questo modo la dimensione infantile recupera quella sfumatura tragica, a suo modo sacrale, che per ogni bambino contraddistingue l’esperienza del mondo. Mattia torna nella sua città, dove Stefania corre veloce, tocca la tana e libera tutti. Ma ora “Liberi tutti!” è un grido che per Mattia significa qualcosa di più, e che lo affratella a tutti i bambini cui è stato tolto il diritto di giocare.
Devota
Chiara Bellosi – Italia, 2005, 8’
Devota è il resoconto di un rapporto sessuale completo, compiuto dall’inizio alla fine tramite sms. Mentre la città, Milano, si muove attraverso le persone, i mezzi, il funzionamento degli oggetti, il passare, il comprare, lo stare a guardare dei piccioni e il comporsi di giornate ordinarie e feriali, in alto, attraverso i fili, in un gioco di rimbalzo tra ripetitori, lampeggiano le parole del desiderio; calde, fredde, oscene, indispensabili. È una comunicazione a due ostinatamente calda, sessuale, scritta in un tempo scavato durante il lavoro in un ufficio qualsiasi, uno spostamento ripetitivo su un treno, la scelta davanti ai bancali di un supermercato. Il cielo freddo della tecnologia digitale si accende per accogliere ciò che la città pensa a rimuovere, è il doppiofondo che si apre dietro ogni nostro pensiero, il doppio senso celato in ogni gesto, la rivelazione dell’amore fatto senza corpo e senza voce.
L’estate di una fontanella
Martina Parenti – Italia, 2005, 25’
L’estate di una fontanella racconta Milano in agosto attraverso la vita che scorre vicino a una fontana pubblica. Il punto di vista del film è la finestra dell’abitazione della regista, il fuoco dell’attenzione è la fontanella, ma lo sguardo tende e si allarga verso le vie, le case, gli spazi lì attorno. Sarà per il caldo dell’estate, sarà che l’acqua è gratis, ma la fontana esercita un fascino sottile e attrae involontariamente chi passa. Sotto lo sguardo di una ragazza alla finestra, i percorsi di chi frequenta l’incrocio – un incrocio come ce ne sono tanti a Milano – disegnano un reticolo di corrispondenze sempre a un passo dal diventare storia, racconto, personaggio. In un mese la città si svuota di auto e di persone e la consueta frenesia lascia spazio a un vuoto in cui nulla accade. Mentre il tempo si allenta nella speranza di un evento qualsiasi, nel niente prendono forma e risaltano i gesti delle persone, i passaggi più casuali e inattesi, le abitudini più piccole. Complice il silenzio, il suono leggero dello scorrere dell’acqua della fontanella si fa più intenso e presente.
L'ultima sigaretta
di Gianluca Fumagalli – Italia, 2004, 8’
Gigio Alberti, Debora Villa, Mario Sala
Un uomo, un accanito fumatore, giura solennemente alla moglie che se mai avranno un figlio smetterà di fumare. La moglie resta incinta, ma lui non è ancora riuscito a smettere di fumare: continuando a procrastinare arriva così fino al giorno del parto. In ospedale, dopo un’apologia della sigaretta, arriva a chiederne una addirittura al medico, anche lui fumatore. In attesa della nascita del bambino, per assaporare l’ultima sigaretta, esce a cercare un tabaccaio, lo trova, compra il tanto sospirato pacchetto, si accende una sigaretta, attraversa la strada per tornare in ospedale mentre sopraggiunge un’auto, ma nel frattempo il bambino dev’essere nato e lui è venuto meno al giuramento… Il film è girato in pochi ambienti essenziali, la casa, la macchina e l’ospedale, le luci reali, i dialoghi serrati fra i due protagonisti, giocati sempre sul filo della blanda presa in giro reciproca, e lasciando liberi gli attori di improvvisare.
L'ultima sigaretta

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