"UN POPOLO SOGNATO" opere di Tommaso Guarino. 8 MARZO - 11 APRILE Foyer del Cinema Apollo
dall'8 MARZO all'11 APRILE Apollo spazioCinema ospita "UN POPOLO SOGNATO" una selezione di opere di Tommaso Guarino.
Tommaso Guarino vive e lavora a Milano. Ha iniziato a esporre
negli anni Sessanta Negli anni Settanta ha frequentato scuole di
pittura e studi di artisti a Parigi. Artista poliedrico si dedica da sempre alla ricerca di nuove forme evocative attraverso il suo essere pittore ma anche attore, scrittore ed autore di testi teatrali, spesso
crudi ritratti di umanità disperata.
HANNO SCRITTO DI LUI:
"Appena ho conosciuto Tommaso Guarino, artista e scrittore, uomo solitario e socievole al tempo stesso, assorto, portatore di una malinconia compenetrata e ben visibile, ciò che mi ha più colpito è che egli è l’unico pittore, fra quelli che conosco, che assomigli alla sua pittura.
Un caso? Forse no, perché i quadri di Guarino sono dominati da un sottofondo psicologico costante, i cui esiti si traducono in una forma ripetitiva ma con varianti tutt’altro che minime da quadro a quadro. E non è neppure un caso che questa pittura, apparentemente statica, è intesa dal suo autore, che è scrittore di narrativa e di testi teatrali, come una pittura di racconto.
L’espressione non deve trarre in inganno: non si tratta di racconto nel senso che gli davano due grandi pittori meridionali, Renato Guttuso con «Il ponte dell’Ammiraglio» o «I funerali di Togliatti», e Mario Bardi con i grandi soggetti risorgimentali o di mafia: per Guarino, la pittura di racconto si svolge attraverso i ritratti, quasi sempre di donne. E’ molto vero ciò che Guarino dice di sé stesso: «Fin dall’adolescenza, ho cercato di cogliere i racconti attraverso un’immagine statica di donne in attesa, forse del marito, di un angelo o di qualcosa di soprannaturale. Non possono aspirare alla favola o a diventare regine perché sono povere e non hanno la grazia principesca: ma, proprio grazie a questi limiti, hanno la speranza che arrivi un arcangelo a portarle via con le sue ali. Tutte le creature del mondo aspirano a santificarsi.»
Dunque la protagonista della pittura di Guarino è quasi sempre la donna, l’unica creatura, in realtà, che per Guarino possa aspirare alla santità, perché portatrice di vita. O è forse Guarino che aspira a santificare la donna, sempre vista di fronte, talvolta nuda, molto più spesso astrattizzata in vestiti accennati e poco realistici, quasi simbolo del sogno femminile. Assorte, le donne di Guarino sono in attesa, come lui stesso dice, di un sogno, di un amore, della felicità. Eppure a me sembrano anche nell’attesa timorosa di cattive notizie, o appena percosse da un fato tremendo, cui non si può sfuggire.
In alcune di loro, le facce inclinate e piccoli particolari del volto fanno piuttosto pensare alla Mater dolorosa della tradizione cattolica, alle mogli degli emigrati meridionali, insomma all’antica sofferenza della donna, soprattutto del Sud (anche se il loro autore rifiuta questa identificazione, che a me sembra inevitabile, con la condizione meridionale). Quando nei quadri c’è l’uomo, è sempre in coppia, distinto appena per pochi tratti della testa e per la cravatta: c’è la fissità delle coppie d’altri
tempi, delle vecchie fotografie dei contadini e degli emigranti.
Ma la ripetitività delle posizioni, la scarsezza di elementi costitutivi della maggior parte dei quadri, l’affiorare evidente di un sottofondo psicologico e forse psicanalitico, non debbono far credere alla sottovalutazione della forma. Anzi, questi volti astrattizzati ma intensi si presentano con un’affascinante aura bizantina: la donna come apparizione si presenta in una teoria frontale come nei mosaici ravennati. Ed è interessante notare l’alternarsi, nei vari periodi della pittura di Guarino, nei fondi piatti e uniformi, con i fondi più mossi, più «dipinti», per non parlare dell’»Odalisca» del 1991, la cui modernità evoca celebri modelli ottocenteschi, stesa com’è fra i colori del divano, dei fiori e dello sfondo.
Questa pittura, apparentemente semplice e ripetitiva, è formalmente più complessa di come appare a prima vista. È una pittura del dolore, ma anche della forza che resiste al dolore e al male di vivere: per questo Guarino non dipinge sulla tela, ma sulla faesite, materiale forte, come -dice Guarino- vorrebbe dipingere addirittura sulla
pietra. In questa pittura la donna non è soltanto sogno, ma speranza e forza vitale.
Per la verità, a me sembra che il sogno non è tanto nella donna, come sostiene il pittore, ma nell'animo stesso di Guarino: sogno di una femminilità materna e antica, oggi ai margini dell'immaginario della società contemporanea, ma cui l’uomo (particolarmente l’uomo del Sud) non sa rinunciare. Forse, in altri luoghi, si direbbe che la pittura di Guarino non è politically correct, ma è questo carattere che la rende originale e necessaria: certo, essa è umanamente ricca di radici che affondano nella storia e nelle storie individuali, ricca di amore e di comprensione verso i destini duri, spesso sofferenti, di chi porta la vita e sogna la felicità: la prima caduca, l’altra ingannevole." (Gian Luigi Falabrino)
"L’opera di Guarino va, a mio giudizio, considerata e interpretata a prescindere dalla persona, cioè dal suo autore. Perché Guarino ha una personalità dolce e forte, e non solo nella pittura sa esprimersi poeticamente, ma sa raccontarla; è ben consapevole di quanto intende rappresentare e comunicare, e del significato delle sue incantate metafore. Ma l’arte ha anche questo privilegio, come ci insegna il grande filosofo Lukàcs: di essere il prodotto dell’emozione dell’artista ma di suscitare a sua volta, nel fruitore, nuove e libere emozioni.
Lo storico dell’arte, poi, tende istintivamente ricostruire una storia, appunto, anche formale. Nel nostro caso: che cosa c’è dietro questo modo di raffigurare personaggi sempre in attitudine frontale e con tipologie schematiche? Un’indagine puntigliosa, sul filo delle notizie biografiche dell’artista, potrebbe ricondurci a qualche prototipo parigino, sui modelli dell’Ecole de Paris, quella così definita negli anni Venti; o su qualcuno dei levigati e intensi maestri triestini. Ma le analogie più forti si rinvengono con la maniera di Pompeo Borra, e cioè con l’evoluzione del modello novecentista verso esiti più tersi, bloccati e simbolici: per altro la frontalità delle figure è di per sé marcatamente simbolica, si vuol dire simbolista; è il guardare il riguardante come rovesciandolo verso la propria interiorità e nello stesso tempo respingendolo.
Questa formula espressiva, mai disattesa da Guarino ancorché lentamente e dolcemente modificata nel fluire degli anni, ha alcune sue peculiarità sulle quali è fondamentale fermarsi; giacché la visione frontale non rende più superbe e potenti le figure, anzi consente di leggere nel loro volto una malinconia profonda e insuperabile: che si tratti di fanciulle moderne dall’apparenza benestanti, di donne velate dalla caratterizzazione islamica, e così via, esse ci guardano come per comunicarci una tristezza esistenziale. O forse esistenziale non è il termine giusto, perché nell’uso corrente ci conduce a interpretazioni psicologiche; qui si tratta di una tristezza metafisica, legata alla condizione femminile, se si vuole, comunque alla condizione umana, o ancora oltre, alla condizione dell’essere. Non so se Guarino abbia di proposito pensato a modelli iconografici dell’arte messicana: che comunque la sua opera immediatamente richiama, sublimando le figure in una dimensione arcaica, insieme popolare e raffinatissima; com’è, nel nostro secolo, peculiarità della pittura del grande Diego Rivera.
Quanto poi alla caratteristica singolare del tracciato fisionomico di queste figure, la cui struttura nasale si aggancia al labbro superiore senza soluzione di continuità, è come se la maschera del volto fosse impenetrabile perché inchiavardata, non può sciogliersi né in un grido né in un sorriso: percorsa da una profonda e inconsapevole pazienza. Vogliamo ancora ricorrere a qualche riferimento colto, che certo Guarino ha dentro di sé, consapevolmente o no? Un tema fondamentale nella produzione di Dürer è la Melanconia, intriso di filosofiche riflessioni e di approcci diretti con il vivere. Queste opere di Guarino non ci consolano; ma, in qualche modo, ci confortano."(Rossana Bossaglia)
TRA LE ESPOSIZIONI di TOMMASO GUARINO si ricordano:
1965, Battipaglia, Galleria Comunale; 1967, Trieste, Galleria Barisi; 1970, Parigi, Galleria Roche; 1970, La Charité, Galleria Quieffin; 1973, Eboli, Galleria Comunale; 1974, Milano, Galleria Le Firme; 1974, Bologna, Galleria Milanart; 1976-77, Roma, Studio Hermes; 1981, Milano, Libreria Al Castello; 1983, Milano, Centro Culturale S. Fedele, nell’ambito della iniziativa «Eboli: cultura e immagine» patrocinata dalla Regione Campania, dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano e in collaborazione con il Teatro Officina; 1987, Como, «l’impossibilità di somigliare», Chiostrino di S. Eufemia, Comune di Como Assessorato Cultura; 1989, Palermo, Galleria Piccolo Teatro di Palermo; 1989, Napoli, Diagramma 32; 1990, Corato, Chiostro Palazzo di Città, Assessorato alla Cultura; 1991, Milano, Nuovo Aleph; 1991, Ustica, murales nell’ambito dell’iniziativa «Murales 91»; 1992, Lainate, «Donne del Sud», Provincia di Milano Settore Cultura, Comune di Lainate; 1994, Trezzo sull’Adda, Castello Visconteo; 1995, Rozzano, Centro Culturale «Cascina Grande»; 1996, Milano, Nuovo Aleph; Eboli, «Donne del Sud», Comune di Eboli; Atri, «Casoli Pinta», Murales; 1997, Milano, «Un Sogno Solo», Circolo Culturale Bertold Brecht; 1997, Festival del Cinema di Salerno; 1998, Scilla, Un Sogno Solo», Castello Ruffo, Comune di Scilla Assessorato Cultura; 1999, Milano, «Teatro e Pittura», Teatro Libero; 1999, Siena, «Una Pittura di Racconto», Palazzo Patrizi, Università degli Studi di Siena, UDU e Comune di Siena; Roma, Galleria de «Il Manifesto»; 2001: «L’impenetrabile sguardo della vita», Milano, spazio Guicciardini Provincia di Milano Settore Cultura; Paestum, Tenuta Vannulo, Legambiente Paestum; Raffadali, Biblioteca Comunale; Comune di Atri, Casoli Pinta «Museo sotto le stelle», Castellum Vetus; Eboli, Assessorato alle Politiche Culturali e giovanili, Complesso Monumentale S.S. Trinità -Liceo Artistico «C. Levi»; Genova, Satura associazione culturale e centro per la promozione delle arti; 2003: Comune di Nocera Inferiore, Assessorato alla Cultura, Spazio Agharti; Comune di Capaccio Assessorato alla Cultura, Tenuta Vannulo "Racconti in fila".

