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"SHOOTING" PERSONALE dell'artista BRAGATT all'ANTEO SPAZIOCINEMA - 1 APRILE- 7 MAGGIO 2008

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ANTEO SPAZIOCINEMA - Via Milazzo, 9


1 APRILE - 7 MAGGIO 2008


"SHOOTING" personale dell'artista milanese BRAGATT




Per spiegare questa mostra si può partire dalle parole di François Fedier che bene esplicita come  “(…) è possibile, deve essere possibile, pensare all’arte in modo tale che ciascun essere umano possa pensarla”.

“Ciascun essere umano” trova la sua essenza nella individualità del trovare, ciascuno per proprio conto e non semplicemente tutti.

Volendo scomodare Hegel si può affermare che “il bello è in sé e per sé necessariamente nella rappresentazione”. Il bello è della stessa natura dello spirito che lo comprende. In breve si potrà affermare che l’arte è un linguaggio. E ancora che l’arte ha un linguaggio.

Questa premessa è necessaria per poter approfondire attraverso la mostra queste apparenti ovvietà.

È facile trovarsi di fronte ad un quadro e non avvertire nulla, nessuna scintilla. Non ci dice nulla.  Altre volte siamo rapiti e affascinati al punto tale da avere un’interazione con l’opera stessa. Qualcosa in quel quadro suscita o risveglia una nostra familiarità. Ecco la pittura, ha segni diversi dal linguaggio convenzionale delle parole o di altri modi espressivi, come il film. L’arte della pittura ha il suo segno. Il segno artistico ha la natura di segno per il fatto di essere traduzione, o interpretazione.

È su queste basi che si sviluppa l’idea di questa mostra. L’arte del cinema “fermata” dall’arte della pittura. Siamo nella concezione dell’arte nell’arte. La pittura per poter andare oltre l’emozione di un film nel suo complesso – trama, inquadrature, personaggi, dialoghi, musiche ecc. – deve  riuscire a suscitare, a ricreare, a rendere manifesta una essenza.

Dipingere il volto, solo il volto di Jack Nicholson (Mr Torrance) in Shining,  non significa dipingere un attore famoso in un film cult, significa dipingere una “essenza”. Significa dipingere la PAURA, e tutto ciò che l’immagine richiama, risveglia, fuori dentro il personaggio del film, dentro fuori la trama; fino ad arrivare al nucleo della propria immaginazione per poi ritornare al film, al personaggio …alla trama…al quadro.

In questa mostra troverete il vostro punto di partenza per ritornare a rivedere un film con la consapevolezza di aver già fermato la  sua essenza.


shootingtre

Note sull’autore


Filippo Pari Bragatt nasce a Milano nel febbraio 1972.

 

Dopo aver superato con successo le elementari e….. il resto, si iscrive alla facoltà di legge ma mai senza abbandonare la pratica dell’arte che coltiva assiduamente grazie all’amicizia con alcuni artisti.

Dopo la laurea conseguita in giurisprudenza e dopo alcune esperienze lavorative nel campo giuridico, decide di disintossicarsi e si dedica esclusivamente al “cibum che solo è mio e che io nacqui per lui”: la pittura.


Si trasferisce sulle colline piacentine dove vive e lavora, in compagnia di:

sette Husky, cinque pecore suffolk (ovviamente separate dai sette cani), quattro gatti (in senso sia letterale che metaforico), due oche e venti galline e una quaglia.. ( la quaglia una ed una sola altrimenti difficilmente riuscirebbe nel famoso salto della quaglia).

L’arca non la sta ancora costruendo perché abita in montagna ma, visti gli inarrestabili e poco confortanti cambiamenti climatici, ha deciso di attrezzarsi…nel frattempo dipinge.






Last modified 2008-04-02 12:33
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