Festival 5 giornate all'Anteo
Domenica 21 marzo 2010 - ore 11.00 nell’ambito del FESTVIAL 5 GIORNATE di Stefano Giannotti
La seconda settimana l’idea della sinfonia è partita alla sorgente di un fiume di montagna, più precisamente ai margini di un piccolo campo coltivato a tè, dove una donna stava gettando manciate di concime con un bel gesto ampio ed un’andatura che mi ha ricordato (data la bardatura) i sopravvissuti dalla catastrofe nucleare agli inizi de “Lo stato delle cose”, di Wim Wenders; la scena ovviamente non c’entrava nulla, anche perché la colonna sonora naturale del luogo erano le cicale, un tipo particolarissimo che si ode solo sui monti di Alishan e che mi ha ricordato il Teatro della Musica Eterna di la Monte Young (ma anche il canto armonico dei pastori mongoli). E allora l’idea, che forse anch’essa non c’entra un gran che, della sinfonia, prendendo dalla sinfonia classica solo i titoli e nemmeno un poco la struttura (otto movimenti più una manciata di interludi, a differenza dei quattro movimenti sette-ottocenteschi). Una sinfonia di suoni e immagini che partendo dalle montagne si snoda lungo i corsi d’acqua delle risaie per arrivare al mar cinese, raccogliendo lungo il cammino memorie del paesaggio, dei movimenti della gente, dei canti e soprattutto dell’ineluttabilità del tutto, l’eterno ciclo del tifone, che arriva non appena i Taiwanesi accendono i ventilatori e scompare quando li spengono, polli, oche e maiali cucinati, mangiati, digeriti e scaricati, gli adulti e i bambini, il gioco e il lavoro, il traffico cittadino, i mercati e i venditori ambulanti, lo zapping televisivo, le marionette e le lezioni di flauto… CHIAYI SYMPHONY è solo in apparenza un documentario; si colloca piuttosto in una terra di mezzo, dove reportage e memoria storica si confondono con rappresentazioni oniriche e archetipi, strutturati più in chiave sonora o astratta che secondo le logiche narrative del cinema.
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