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Dicembre 2009 , fino al 28 Febbraio 2010 - APOLLO SPAZIOCINEMA presenta "RITAGLI" una selezione di opere di CLAUDIO ONORATO. ORARIO: TUTTI I GIORNI - dalle 13.00 alle 24.00 INGRESSO LIBERO
| Claudio Onorato è nato a Milano nel 1967. Di formazione architetto, lavora da più di un ventennio nel mondo dell'arte, spaziando dalla pittura, alla scultura, all'installazione. Con materiali poveri, molto spesso di recupero, ha creato veri e propri quadri "parlanti", che raccontano, attraverso un apparente leggerezza formale, gli aspetti più problematici del mondo d'oggi. | ||
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| DI CLAUDIO ONORATO HANNO SCRITTO, TRA GLI ALTRI: -Mattia Munari (Gallerista), Ottobre 2009 - Zecca clandestina Caleidoscopico osservatore del nostro vivere quotidiano interpreta perfettamente il ruolo di menestrello moderno capace di incantare e sorprendere ogni spettatore con i suoi ricami e le sue vicende che si rincorrono su brandelli di carta risparmiati dal taglierino. Con sapiente disinvoltura e leggerezza ci guida in mondi ovattati, abitati da personaggi sottratti alla nostra fantasia e alla nostra infanzia, richiamati dal nostro passato per ammorbidire racconti difficili, che parlano di guerra e denaro, capitalismo e arrivismo, equilibri sociali precari e mostri del nostro tempo come terrorismo e mafia. -Francesco Tadini (Gallerista), Giugno 2008 (World rear window, La finestra sul cortile) Partendo da grandi fogli di carta colorata, Claudio Onorato ritaglia città, architetture, figure, cercando di rappresentare la vita nella sua quotidianità. Quadri che rivelano fatti, situazioni e ambientazioni di una quotidianità sorprendente, e parimenti celano nei loro “interstizi”, scene di violenza, sopruso, abuso di un’epoca globalizzata”. Onorato, non a caso, dice “Consiglio di conoscere i titoli dei quadri prima della visione, saranno determinanti nello scoprire il senso dell’opera. “Assassinio di un sindacalista colombiano a Brooklyn”, può far pensare al classico di Hichkok, La finestra sul cortile. Mentre “Il diavolo nella cattedrale racconta cosa accadde un mattino di Maggio quando gli abitanti della città di Milano per sortilegio si trasformarono in statue”. Temi anche pesanti come un macigno, nei lavori di Onorato sono resi con una sorta di leggerezza sensoriale. “Nel mondo/silhouette di Onorato, sono evidenti la critica all’assetto geopolitico contemporaneo, all’economia e ai suoi feticci. Ogni barriera sa trasformarsi in un gioco di carta, ogni condizionamento, ogni elemento, pur conservando la sua forza simbolica manifesta la sua fragilità. Tutto ha un senso anche nell’apparente disordine di forme, tutto si lega al tutto e, dietro al tutto, traspare comunque l’essere che mai muore, si cela, si nasconde e compare, se lo si cerca, e se lo si vuole – scrivono di Claudio Onorato, Francesco Tadini e Melina Scalise - Claudio Onorato è persona capace di vivere l’arte con la semplicità di chi non si accorge di svolgere un ruolo importante ed è estremamente piacevole comprendere quanto riescano a far sognare, le sue carte, i suoi giocattoli, labirinti della mente o esplicite denunce. Lui ci da una bussola. A noi di seguire il nord. -Stefano Cortina (gallerista), Febbraio 2009 ( Comunicato stampa / Re di Carta) La leggerezza della carta sembra regalare alle sue opere una consistenza eterea, il contrasto tra i pieni e i vuoti con la luce che le attraversa, dona loro l’illusione della tridimensionalità. I suoi “tagli” sono un groviglio di umanità, facce e corpi, creature acquatiche, figure ispirate ai fumetti, vegetali e strani insetti, oggetti smaccatamente illogici. Uno spazio continuo, affollatissimo, palpitante, che preme e si accalca attorno ad edifici freddi, ermeticamente sigillati. Ma spesso questa marea ondeggiante occupa anche l’interno cosicché il dentro e il fuori si confondono in uno straripare di vita. Di creatività. Di tumultuosa molteplicità. Tutte le figure uscite dalla fantasia e dall’abile mano di Claudio Onorato sono poliedriche, si aprono a diverse interpretazioni, ci conducono in un mondo che confina con la fiaba ma al tempo stesso mantiene un rapporto con gli aspetti più problematici della realtà. Il suo è un inesauribile racconto, che ci affascina per la grazia leggera e ci cattura con la magia di una personalissima forma d’espressione. Onorato gravita da più di un ventennio nel mondo dell’arte, spaziando dalla pittura alla scultura all’installazione. Eppure si ha la sensazione che abbia mantenuto la freschezza degli esordi e una pervicace, contagiosa, sorprendente voglia di comunicare. -Luca Pietro Nicoletti (critico d’arte), Novembre 2008 (come da apertura catalogo monografico Re di carta) …… Si arriva così, poco dopo aver svoltato il millennio, alla serie delle “monete”, in cui fa per la prima volta la sua comparsa il cartoncino ritagliato. È come se ad un certo punto da quei contorni neri e spessi della pittura, fosse sparito il colore, come fossero delle vetrate di cui, caduto il vetro, resta solo l’armatura. Non sono cambiati i soggetti, né le iconografie: hanno solo mutato forma o, meglio ancora, medium. Si impostano qui molti dei problemi che meriterà approfondire riguardo ai lavori recenti. In un primo tempo, Onorato cominciò a dipingere queste immagini, su fondo colorato uniforme, ad acrilico. Solo dopo si rese conto che poteva ottenere lo stesso effetto ritagliando le forme, anziché dipingendole sulla tela. Per ora, però, merita sottolineare alcuni aspetti iconografici salienti. In buona sostanza, ci si trova di fronte a dei grandi medaglioni tondi incorniciati da una fascia di scritte, proprio come nel modello numismatico. L’intento polemico, irrisorio, quindi, si esprime attraverso il rapporto fra immagine e testo, un po’ come accadeva nelle medaglie, in cui il motto aiutava a comprendere la rappresentazione istoriata, spesso di difficile decifrazione. Un esempio per tutti la Merda d’oro (come si legge anche sulla cornice, insieme alla specifica, di dovere in una moneta, di “Banca d’Italia”) del 2000: un uomo con tre occhi, quattro gambe (ciascuna con un pantalone con scritte diverse) e una valigetta da rappresentante piena di sterco e, sotto di lui, un’altra scritta: “L’uomo globale”. È personaggio, un tipo umano, in cui è evidente, ancora una volta, la eco di Baj: si moltiplicano le parti per rendere l’individuo mostruoso, e gli si applicano oggetti e cose delle più assurde per sottolinearne l’aspetto ridicolo. Ciò si accentua in maniera esponenziale nel tipo fisico dell’Approwigionamento (che non rientra nella serie delle monete stricto sensu, ma che vi si avvicina per referto di stile) in cui si vede un uomo dilatato, una testa da Giano bifronte e un solo occhio da ciclope da cui diparte una ragnatela, un granchietto sulla cravatta, con sei gambe, quattro braccia e un corpo enorme, rimpinzato di ogni ben di Dio, in cui organi, cibarie e vivande, ma anche automobili, bottiglie e scatolette intere. Il mettere tutto questo su una moneta, non fa che sottolineare un aspetto simbolico: la moneta è per eccellenza un luogo del potere, perché le immagini che vi sono coniate sono l’affermazione emblematica dei valori della società che le produce e, soprattutto, degli organi di comando che la amministrano. Da uno sguardo a tutte queste opere, dunque, si evince che il vero strumento forte del lavoro di Onorato è l’irrisione del quotidiano e della società dei consumi, della politica neocoloniale; tutti temi, questi, che aggredisce con le stesse armi che usava Baj: uno stile brutale e antigrazioso, cromaticamente accattivante alle volte, ma che in quella sinteticità illustrativa, da cartone animato o da fumetto, nasconde un messaggio pesante. Tuttavia, rispetto al modello di riferimento, l’artista mi diceva, in una sua lettera, di sentirsi « ironico , ma non così tanto quanto Baj e i vari patafisici.....mi sembra che ci sia più quotidiano nel mio lavoro, più vita di tutti i giorni» . Onorato, in effetti, sembra trasformare il mondo in un gioco; alle volte, però, si tratta di giochi pericolosi: se non maneggiati con cura potrebbero anche esplodere. -Claudio Onorato, Novembre 2007 (Mare di carta – Spazio Tadini) I più antichi reperti di carta ritagliata risalgono al periodo del cosiddetto Medioevo cinese, più precisamente al VI secolo d.C. La leggenda racconta che la Signora Li del regno Shu, ebbe l’idea di tracciare con un pennello i contorni dell’ombra di un bambù riflessi sulla carta della sua finestra dal chiarore della luna". Da allora le carte incollate ai vetri delle finestre sono chiamate "fiori della luna". Sono architetture immaginarie, leggere come l'aria, che nascono dal gioco dei pieni e dei vuoti, un mio omaggio a M.C.Escher e alla sua incredibile opera. Non stupitevi quindi, quando vedrete il vecchio Empire State Building o il seducente Chrysler in fondo al mare. Si sentono perfettamente a loro agio in questo nuovo elemento! Il mare fa da sfondo a tutta la mia opera, da qui il titolo della mostra. Ma si tratta di un mare che appartiene più alla mente che che al corpo. Energia fluida costantemente in movimento. Da un immagine creo una seconda immagine, e poi la successiva, fino a quando la superficie del lavoro non è tutta minutamente ritagliata. -Intervista realizzata da Chiara Carolei / Febbraio 2008 (Catalogo monografico Cortina Arte / Re di carta) A proposito di rivoluzione: credi che un artista, oggi, abbia il dovere di porsi all'interno di un dibattito socio-politico? Mi dicevi che stai lavorando a un'opera che avrà in sé una contestazione contro alcuni grandi marchi, quindi evidentemente la risposta è sì! Ma non è cosa scontata, anche perché credo che oggi, e non solo per un artista, fare contestazione sia molto difficile. Spesso la denuncia entra a far parte di un meccanismo assodato, per cui mai nessun governo verrà sconvolto da un film che ne scopre gli altarini... Tu che cosa ne pensi? In che modo un artista può entrare in dibattiti di tale portata? E può o deve farlo? “Certo, penso naturalmente che sia giusto che un artista si cali in un dibattito di società, ma non sono sicuro di essere l'esempio più giusto. Le mie condanne le ho sempre fatte utilizzando metodi non violenti, se così si può dire, cercando di far riflettere lo spettatore senza traumatizzarlo. Gli animali che dipingo, le persone, qualche volta anche i fiori, guardano sempre chi li sta guardando, è un rapporto paritetico. Cerco una presa di coscienza. Non mi dispiace dire che mi sento in alcuni lavori un po' francescano...un francescano laico che cerca di parlare allo spirito delle persone. Chi guarda la Trattoria degli animali , La strage degli innocenti, alcuni animali chiusi in gabbia, o il bambino morto in braccio alla madre, si pone al loro livello, guarda e viene guardato negli occhi. Ascolta una preghiera. In questi ultimi lavori di cui ti ho accennato, in cui sono presenti grandi marchi come Ikea, Nestlè, Monsanto, Coca-cola, voglio parlare in modo diverso, forse in modo più indiretto, di certi crimini di cui non si parla quasi mai sui giornali, creando dei racconti. Questa nuova serie di lavori s'intitolerà Storie vere. Il titolo della serie trae spunto dal capolavoro di David Lynch, Una storia vera. Se decido di denunciare Nestlè, la storia verrà ambientata in un villaggio sudafricano, ci saranno maschere indigene, gente che balla intorno a un grande fuoco e sicuramente un bambino morto. Il titolo sarà fondamentale alla comprensione del quadro. Ho appena finito un quadro che s' intitola "Chi ha assassinato Mr. Ikea". Tutti mi chiedono come mai, dato che si tratta di un'azienda così innovativa...Ikea è stata sicuramente un'idea e un'azienda rivoluzionaria nella sua nuova concezione imprenditoriale, tanti mobilacci in noce affumicato e truciolato sono scomparsi dalle nostre case, tutto è più leggero e scattante. Ma poi vieni a scoprire che il suo fondatore, Ingvar Kamprad, ha un passato oscuro. Sarà falso, sarà vero.. la cosa comunque mi impressiona fortemente. Agli storici, ai politici, ai sociologi, il compito di verificare il vero, io da pittore creo la mia storia....e vedrai che storia! Una storia veramente surreale! Tutto si svolge all'interno di un capannone industriale, stile Ikea appunto, e chi è bravo può scoprire anche l'assassino.” |
Last modified
2009-12-15 13:20

